Gasparo egli altri, artigiani del suono nella città della musica
01 giugno 2007
Da: Giornale di Brescia, 1 giugno 2007, p. 35
Squarci di laboriosità quotidiana tra le carte d’archivio
I geniali artigiani di quattro secoli fa, dalle cui botteghe uscirono incomparabili strumenti musicali ammiratissimi ancor oggi, sono uomini inevitabilmente avvolti dalla leggenda, che la fioca luce dei documenti superstiti illumina molto debolmente e di riflesso. Sarebbe meraviglioso scoprire un trattato manoscritto sulla costruzione delle viole firmato dal Maggini o individuare un epistolario tra Gasparo e i suoi committenti, ma questi, almeno fino ad oggi, sembrano puri sogni ad occhi aperti. Le pur preziose carte d’archivio rispondono solo a una minima parte delle domande che tutti noi, potenziali intervistatori, vorremmo porre. E già molto se gli antichi registri o gli atti notarili – come quelli pazientemente raccolti e pubblicati in questi anni da Ugo Ravasio – indicano gli anni di nascita, di matrimonio, di morte, oppure i nomi dei parenti più stretti, oppure i beni posseduti in un determinato anno o qualsiasi altro dettaglio in grado di aprire un minimo spiraglio di conoscenza.
«Nel primo periodo di storia del violino – sintetizza lo storico della liuteria Carlo Chiesa – tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento, i migliori strumenti provengono da due città lombarde: Cremona e Brescia. Mentre a Cremona la famiglia Amati si dedica soprattutto alla costruzione di raffinatissimi violini, a Brescia i liutai provenienti da diverse famiglie costruiscono prìncìpalmente strumenti di più grande formato: viole,violoncellie contrabbassi».
Un dato merita subito di essere posto in evidenza: a Brescia, nel tardo Rinascimento, erano numerose le famiglie dedite all’arte liutaria. Questi artefici costruivano non solo i moderni strumenti ad arco, ma pure viole da gamba, liuti e altri strumenti a pizzico tra cui le cètere, all’epoca molto diffuse e poi cadute in oblio.
Vissuto tra il 1540 e il 1609, Gasparo Bertolotti da Salò è ritenuto uno dei massimi liutai del suo tempo. Anche se oggi appare impropria la teoria che lo considerava il vero «inventore del violino», fu proprio alla bottega di Gasparo che si formò il geniale Giovanni Paolo Maggini, nato nel 1580 a Botticino Sera e morto attorno al 1631 in seguito all’epidemia di peste immortalata dal Manzoni.
Ma Gasparo e il Maggini furono solo le personalità emergenti di una città che all’epoca letteralmente traboccava di intelligenze musicali d’ogni genere. Nel solo campo liutario accanto a numerosi artefici di cui sopravvive soltanto il nome, non più legato ad alcuno strumento superstite – si devono ricordare almeno i Micheli e i Virchi, di cui sopravvivono meravigliose cètere riccamente decorate. Ne risulta un panorama complesso, che se indagato in profondità, magari dando uno sguardo anche alle coeve realtà musicali e artigianali, potrebbe ancora dischiudere scenari sorprendenti.
(m. biz.)
