17 giugno 2007

Domenica 17 giugno 2007, ore 10:45 - Palazzo Martinengo

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Biagio Marini (Brescia 1597 ca. - Venezia 1665)

Balletto primo op. XXII

Luigi Taglietti (Brescia 1660 ca. - 1718)

Sinfonia in si bemolle maggiore op. 4 n. 4
presto e spiccato - grave - allegro

Georg Philipp Telemann (Magdeburgo 1681 - Ambugo 1767)

Concerto in sol maggiore per viola
largo - allegro - andante - presto

Antonio Vivaldi (Venezia 1678 - Vienna 1741)

Concerto in sol maggiore RV 151 “alla Rustica”
presto - adagio - allegro

Tommaso Albinoni (Venezia 1671-1750)

Concerto a 5 in do maggiore op. 2 n. 2
largo - allegro - grave - allegro

Brixia Musicalis
Elisa Citterio e Fabio Ravasi, violini
Francesco Lattuada e Emanuele Beschi, viole
Marco Frezzato, violoncello
Michele Barchi, clavicembalo

Note di sala

Vale la pena di soffermarsi in modo particolare sul brano d’esordio di questo concerto, il Balletto Primo op. XXII di Biagio Marini (Brescia 3 febbraio 1594 – Venezia 17 novembre 1663) perché siamo convinti che questa esecuzione sia come dire un’avanguardia delle tante che seguiranno in futuro e dedicate alle musiche del compositore bresciano, grazie anche alla pubblicazione ormai una decina d’anni or sono dell’edizione critica del suo Terzo Libro “Per ogni sorte di strumento musicale” da parte della Suvini & Zerboni di Milano, edizione curata da Ottavio Beretta. Si tratta di un volume che, oltre ai Balletti, contiene tutta una serie di pezzi che vanno da quattro Sarabande a quattro Correnti, da Sinfonie che vanno dal Primo al Sesto Tuono a una serie di sei Sonate per terminare con un Passacaglio. Come si vede un’ampia scelta di forme musicali, ma quella che ci interessa ora è il Balletto, in particolare il Balletto Primo, che è a tre parti accompagnate dal basso continuo.

La partitura prevede un violino primo e un violino secondo, le viole e un basso continuo che può essere realizzato anche con gli accordi della chitarra “alla spagnola” mentre per questa esecuzione si è scelto il violoncello e il clavicembalo; d’altra parte la chitarra è indicata dallo stesso Marini “a beneplacito”, e quindi sostituibile senza alcun problema con altri strumenti musicali. L’impianto della composizione è in fondo assai semplice, nella sua chiarezza, prevede ovviamente dei ritornelli (tre volte ad esempio la prima parte) e quindi sicuramente anche l’uso di abbellimenti nelle varie riprese di una determinata parte. Ma il pezzo si comporta esso stesso come un tema variato, con un largo uso di semicrome nella terza e nella quarta parte prima di arrivare alla consueta conclusione, tipica di queste forme musicali, che oltre a velocizzare il pezzo cambia anche il ritmo, da quaternario a ternario nella Corrente finale. Un pezzo brioso dunque, che fa parte di un’opera che vede la luce nel 1655, otto anni prima della sua morte avvenuta a Venezia. È un’opera della maturità del compositore bresciano; giustamente è stato osservato come qui Biagio Marini proponga un materiale musicale “depurato” dai virtuosismi a volte davvero assai complessi che avevano caratterizzato i suoi lavori precedenti. Nell’op. XXII, e il Balletto Primo non fa eccezione, le curiose e moderne invenzioni dell’op. VIII di Biagio Marini sono ormai solo un lontano ricordo.

Il brano di Luigi Taglietti (fine XVII secolo – ca. 1715), l’altro autore bresciano in programma, è la Sinfonia IV in si bemolle maggiore tratta dai Concerti à 4 & Sinfonie à 3 op. VI. Pur nella sua brevità, costituisce un pezzo di grande effetto grazie alle rapidissime figurazioni violinistiche del Presto e Spiccato iniziale. Il Grave centrale molto semplice ed equilibrato nella conduzione delle parti, la parte finale della Sinfonia, l’Allegro, propone una scattante figurazione nelle parti violinistiche, sfruttata con efficaci progressioni.

Nella sterminata produzione di Georg Philipp Telemann (Magdeburgo 14 marzo 1681 - Amburgo 25 giugno 1767) il Concerto in sol maggiore per viola occupa un posto particolare perché giustamente viene considerato il primo vero e proprio Concerto dedicato a questo strumento in chiave solistica. Un solenne Largo precede un Allegro in cui la viola prende subito la parola, rimandando poi il discorso alle altre parti strumentali. L’Andante ha una semplicità incantevole nella sua contabilità, ma Telemann si sofferma in modo particolarmente ampio su questo movimento che risulta il più ampio di tutto il Concerto. Il Presto finale è ovviamente il vero pezzo di bravura della composizione ma Telemann, che utilizza le incessanti figurazioni tipiche dello stile bachiano, non impone allo strumento solista stravaganti eccessi, rimanendo sempre nel carattere di una cantabilità vivace ma mai fine a se stessa.

Antonio Vivaldi (Venezia 4 marzo 1678 - Vienna 28 luglio 1741) è il grande maestro del Concerto in stile italiano. Del Concerto solistico, ovviamente. Ma il Concerto “alla Rustica” qual è appunto il Concerto in sol maggiore RV 151 è una composizione senza solisti, e da qui la sua denominazione. Il discorso musicale procede nel consueto stile vivaldiano ma senza l’alternanza “solo” – “tutti” e quindi riducendo di molto l’effetto chiaroscurale, pur conservando tutta la sua carica comunicativa.

Infine il Concerto a 5 n. op. 2 di Tommaso Albinoni (Venezia 8 giugno 1671 – Venezia 17 gennaio 1751) fa parte di una serie di cinque Concerti con lo stesso organico, pubblicati nel 1700. Malgrado siano fra le prime fatiche del compositore veneziano, questi Concerti già dimostrano un forte senso della forma musicale e un sicuro gusto dell’autore nella conduzione delle parti.

Luigi Fertonani

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