8 luglio 2007

Domenica 8 luglio 2007, ore 10:45 - Palazzo Martinengo

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Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756 - Vienna 1791)

Quintetto in sol minore KV 516
allegro - menuetto, allegretto e trio - adagio ma non troppo - adagio, allegro

Quintetto in do minore KV 406 (516b)
allegro - andante - minuetto in canone, trio in canone al rovescio - allegro

Quintetto Gio:Paolo Maggini

Il concerto sarà presentato in anteprima presso la Chiesa Parrocchiale di Marcheno giovedì 21 giugno 2007 alle ore 20.30 e presso il Teatro Lucia di Botticino venerdì 6 luglio 2007 alle ore 21.00.

Il Comune di Botticino, terra natale di Gio Paolo Maggini, è tra i sostenitori della mostra dedicata al grande liutaio.

Note di sala

Nel primo dei due Quintetti mozartiani in programma e cioè nel Quintetto n. 3 in sol minore KV 516, notiamo da subito la tonalità singolare del pezzo, quella appunto di sol minore che è piuttosto rara nella produzione mozartiana: la ritroviamo ad esempio solo in due delle Sinfonie, la KV 183 e la KV 550 e nel Quartetto per pianoforte KV 478. Poiché la tonalità di sol minore venne a lungo considerata “tragica” questo Quintetto è stato spesso messo in relazione con la morte del padre di Mozart, Leopold, dimenticando che sicure fonti ci attestano che questo Quintetto venne terminato da Mozart il 16 maggio 1787 mentre la morte del padre di Wolfgang doveva avvenire pochi giorni più tardi, il 28 maggio. Del resto la conclusione del pezzo, l’ottimistico Finale, sarebbe stata ben poco adatta a quello che si pretendeva fosse un omaggio funebre.

Mentre iniziava la stesura del Quintetto KV 516 Mozart abbozzava anche un altro Quintetto, stavolta in la minore, che però abbandonò quasi subito per dedicarsi al brano che ascoltiamo oggi e che inizia con un Allegro che va immediatamente a quel clima febbricitante e agitato che pervade l’intero movimento, caratterizzato da un’angoscia che neppure varie digressioni riescono a lenire, a smorzare mentre il secondo tema, delicato e patetico, verrà di lì a poco elaborato in modo polifonico dall’autore; e neppure la parte finale di questo Allegro iniziale riesce ad affrancarsi da uno spirito drammatico, con i suoi fortissimi accordi.

Da notare il Trio nel successivo Minuetto dove a un tratto si apre la tonalità di sol maggiore, quasi un raggio di sole in tanta, incessante penombra.

Il movimento successivo, l’Adagio ma non troppo, è di straordinario impatto emotivo: Mozart impone anzitutto ai cinque strumenti di inserire la sordina ricreando un clima di solitudine sofferta che ha suggerito ad Alfred Einstein la suggestiva immagine del Cristo nell’Orto dei Getsemani. In effetti si avverte nella prima parte di questo movimento una sorta di dolorosa serenità che si schiarisce nel secondo tema, in una specie di dolcissimo, angelico canto. Un lirismo che sembra molto più moderno dell’epoca di Mozart, una dolcezza quasi romantica, schumanniana.

La conclusione del Quintetto KV 516 inizia con un Adagio ampio, più di trenta battute prima di slanciarsi in un Allegro in tonalità maggiore dal carattere del tutto particolare, un Rondò ampiamente sviluppato dal quale è però bandita ogni frivolezza.

A proposito del seguente Quintetto n. 4 in do minore KV 406 notiamo che il numero d’ordine contraddice il numero di catalogo. L’errore è di Köchel, nell’ordinare cronologicamente le opere di Mozart dopo la sua morte, un errore corretto dalla nuova edizione completa dei lavori del Salisburghese. Sappiamo che Artaria pubblicò il Quintetto KV 406 nel 1792 e quindi dopo la morte di Mozart, ma in fondo datare con estrema certezza il pezzo non è il problema fondamentale, quanto invece è interessante sapere che questo Quintetto originalmente era stato pensato non per strumenti a corda ma per strumenti a fiato anche se l’appassionato non edotto non riesce a cogliere questo dato, tanto è stato accurato il lavoro di Mozart con gli archi.

Dell’Allegro si può rilevare come dato fondamentale l’estrema concisione e il piglio combattivo del tema iniziale, temperato quasi subito dalla dolcezza melodica del secondo tema. Ma è il primo dei due caratteri a rimanere dominante in questo movimento, che rimane profondamente energico, addirittura quasi brutale nel finale che però torna alla tonalità di do minore.

L’Andante successivo ha un carattere grave e sereno, proprio per contrastare lo spirito aggressivo del primo movimento, e una sorpresa dal punto di vista formale ci attende nel terzo tempo: il Minuetto è infatti “in canone” e Mozart usa il contrappunto in modo stretto, quasi in contrasto con la forma del Minuetto da sempre bonaria e sorridente.

Anche il Trio, che pure è in tonalità maggiore e porta quindi un raggio di sole in tanta severità è, se si va a vedere la partitura, un rigido canone a specchio. Il perché dell’inserimento di una forma musicale come questa in un pezzo destinato ad essere eseguito all’aperto rimane un piccolo mistero. Il Finale, Allegro, è uno dei movimenti più ricchi di idee che Mozart abbia mai scritto, addirittura una serie di variazioni sul tema principale prima di riaffermare imperiosamente la tonalità d’impianto, quella di do minore.

Luigi Fertonani

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