La liuteria dei maestri bresciani

Da: Bresciaoggi, 9 giugno 2007

Da oggi in mostra a Palazzo Martinengo «Gio:Paolo Maggini - Secoli di dettagli» una trentina di preziosissimi e antichi strumenti

Molti pezzi provengono dalla Fondazione Chimei di Taiwan e sono «firmati» da Virchi, Zanetto, Bertolotti, Maggini e Rogeri
In preparazione il catalogo, con una serie di analisi degli esperti

È un evento artistico e musicale in grande stile, quello della mostra internazionale di liuteria «Gio: Paolo Maggini - Secoli di dettagli» presentata ieri mattina a Palazzo Martinengo: tornano infatti nella nostra città, dopo ben quattro secoli, strumenti musicali preziosissimi che videro la luce grazie a straordinari artigiani bresciani.

Strumenti che, dopo aver fatto letteralmente il giro del mondo, rimarranno per un mese - da oggi fino all’8 luglio - esposti nelle vetrine allestite nelle sale di Palazzo Martinengo. Si tratta di strumenti firmati da maestri che faranno la gioia dei cultori della liuteria antica: da Girolamo Virchi a Pellegrino e Zanetto da Montichiari, da Gasparo Bertolotti da Salò a Giovanni Paolo Maggini fino a Gian Battista e a Pietro Giacomo Rogeri.

Con giusto orgoglio ieri mattina Emanuele Beschi e Francesco Lattuada, direttori artistici delle Nuove Settimane di Musica Barocca, hanno presentato l’iniziativa sostenuta dalla Provincia di Brescia, per la quale erano presenti il presidente Alberto Cavalli e l’assessore Riccardo Minini. Che hanno sottolineato come questa iniziativa sia il frutto di una lunga preparazione, tra l’altro presentata qualche settimana fa in anteprima a Parigi, proprio per sottolinearne il carattere internazionale.

Ieri mattina questo aspetto è stato sottolineato nuovamente da Beschi e Lattuada, che hanno ricordato come molti di questi preziosi pezzi esposti nelle vetrine di Palazzo Martinengo provengano da una Fondazione che ha sede addirittura a Taiwan, la Chimei Culture Foundation, per la quale ha parlato uno dei suoi dirigenti.

Ma i preziosi strumenti messi a disposizione dalla Fondazione Chimei di Taiwan non sono i soli che vengono dall’estero: guardando le targhette delle varie vetrine si scopre ad esempio che un violoncello di Gasparo da Salò viene dagli Usa, e precisamente da New York, e che una viola Maggini del 1610 circa arriva da Monaco, in Germania.

Ma cosa esattamente viene esposto nelle sale di Palazzo Martinengo? Si tratta di una trentina di strumenti fra cui campeggiano - fra violini, viole e violoncelli - addirittura quindici pezzi «firmati» da Giovanni Paolo Maggini, e ben sei di Giovanni Battista Rogeri. Strumenti che hanno una loro storia musicale, ma che investe anche il mondo del concertismo: il contrabbasso Gasparo Bertolotti da Salò, conservato a Venezia, appartenne infatti a Domenico Dragonetti; la viola Maggini è uno strumento appartenuto a Danilo Rossi e ancor prima all’indimenticato Dino Asciolla. Strumenti il cui valore storico si somma a quello economico: è stato valutato che complessivamente gli strumenti esposti a Palazzo Martinengo vengono assicurati per un valore di circa sessanta miliardi delle vecchie lire.

Il visitatore avrà così la possibilità di vedere e apprezzare alcune delle più alte manifestazioni della liuteria italiana, e di quella bresciana in particolare. Sì, perché non tutti sanno che, se Cremona eccelse nella costruzione di violini grazie a nomi di maestri liutai come Guarneri o Stradivari, Brescia viene ritenuta la vera e propria «patria della viola» grazie ad artisti come Giovanni Paolo Maggini, che era originario di Botticino.

Per l’inaugurazione ufficiale della mostra gli organizzatori hanno approntato una guida breve, con la fotografia di tutti gli strumenti esposti a Palazzo Martinengo, e una serie di informazioni su ogni strumento, curate dall’esperto liutaio bresciano Filippo Fasser, che ieri mattina ha illustrato ai primi visitatori i dettagli di tutti i pezzi esposti.

Ma è in preparazione anche un catalogo vero e proprio, che vedrà la luce probabilmente durante la mostra stessa: e questo perché sui pezzi esposti verrà operata una serie di analisi da parte di grandi esperti come Charles Beare, Eric Blot, Carlo Chiesa e John Dilworth, i cui risultati verranno poi esposti nel catalogo, con «aggiornamenti» di giudizi e attribuzioni che potrebbero anche riservare qualche sorpresa.

La mostra rimane aperta, dal martedì al venerdì, dalle 15 alle 20, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20; il biglietto d’ingresso costa 10 euro, ridotto 7.

Cinque concerti nella «Città della Viola»

In occasione della mostra liutaria a Palazzo Martinengo, le Nuove Settimane Barocche propongono una rassegna concertistica nel cortile interno del palazzo di piazzetta del Foro, che si terranno la domenica mattina alle 10.45, a partire da domani fino all’8 luglio.

La rassegna, dal titolo significativo di «Brescia, Città della Viola», proporrà musiche dedicate in particolare a questo strumento e interpretate da grandi concertisti, che tra l’altro useranno anche alcuni degli strumenti musicali esposti a Palazzo Martinengo, nella giusta logica di farli «rivivere» attraverso la musica.

Domani mattina ad esempio suonerà Danilo Rossi alla viola, accompagnato da Stefano Bezziccheri al pianoforte, proponendo musiche che vanno da Johannes Brahms a Maurice Ravel, per finire con «Le Grand Tango» di Astor Piazzolla. Domenica 17 giugno suonerà il complesso strumentale Brixia Musicalis, protagonista di tanti recenti concerti delle Nuove Settimane Barocche, e per l’occasione proporrà anche alcuni autori bresciani come Biagio Marini e Luigi Taglietti.

Marco Fornaciari al violino e alla viola, e Leonardo Colonna al contrabbasso, suoneranno il 24 giugno per un programma che comprende anche un interessante Duetto di Gioacchino Rossini. Il recital per viola sola di Luca Ranieri, il 1° luglio, va da Reger a Vieuxtemps e a Bach, con la «Fantasia cromatica» trascritta da Kodàly; l’ultimo appuntamento domenica 8 luglio col Quintetto “Gio:Paolo Maggini” per due composizioni di Wolfgang Amadeus Mozart.

Il biglietto d’ingresso alla mostra dà il diritto di assistere anche ai concerti domenicali.

l.f.

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