Le viole tornano a suonare

Da: Bresciaoggi, 19 giugno 2007, p. 39
di Nadia Spagna

A Palazzo Martinengo, nell’ambito della mostra «Gio.Paolo Maggini»
Antichi strumenti per l’ensemble Brixia Musicalis

«Brescia, Città della Viola» è il titolo della rassegna concertistica abbinata alla mostra «Gio. Paolo Maggini: secoli di dettagli», in corso a Palazzo Martinengo fino all’8 luglio. Sono più di trenta gli strumenti esposti e alcuni di essi diventano via via protagonisti dei cinque concerti collegati alla rassegna che, come ha sottolineato il direttore artistico Francesco Lattuada, «vuole rendere omaggio alle splendide viole costruite dai grandi rappresentanti della scuola liutaria bresciana».

Il concerto di domenica mattina ha offerto ai componenti dell’Ensemble Brixia Musicalis l’opportunità di suonare alcuni degli strumenti esposti, e al folto pubblico presente il piacere di ascoltare il suono corposo di strumenti che ci hanno riportato nella dimensione di una Brescia musicale di primo Seicento.

La formazione dell’ensemble ha visto Elisa Citterio e Fabio Ravasi ai violini, Francesco Lattuada ed Emanuele Beschi alle viole, Marco Frezzato al violoncello e Michele Barchi al cembalo.

Da un lato quindi l’impiego di strumenti musicali originali e dall’altro la scelta di un repertorio vicinissimo all’epoca in cui visse e lavorò Giovanni Paolo Maggini, sono stati gli ingredienti di questo piacevole concerto che si è aperto con l’esecuzione del «Balletto primo op. XXII» del compositore bresciano Biagio Marini. È poi seguita la «Sinfonia in si bemolle maggiore op. 4 n. 4» di un altro compositore bresciano, Luigi Taglietti, vissuto all’epoca della famiglia di liutai Rogeri che, originari di Bologna, alla fine del Seicento ricrearono a Brescia un’importante bottega liutaria.

È importante associare lo strumento alle musiche composte nel medesimo periodo storico, poiché i compositori adottavano e scrivevano per le caratteristiche e le potenzialità degli strumenti presenti sul mercato. Per cui ascoltare i brani proposti eseguiti su questi meravigliosi strumenti è stato come aprire una finestra sul passato; e se poi si aggiunge la raffinata prassi esecutiva adottata dagli interpreti e il bel suono creato, il risultato è senz’altro raggiunto.

Il concerto è continuato sul filo del repertorio di tardo Seicento e inizio Settecento con l’esecuzione del «Concerto in sol maggiore per viola» di Telemann ed il celebre «Concerto in sol maggiore RV 151» di Vivaldi. per chiudere con il «Concerto a cinque in do maggiore op. 2 n. 2» di Albinoni.

Nadia Spagna

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