Quando Brescia era una «bottega liutaria»

Da: Bresciaoggi, 16 giugno 2007
di Nadia Spagna

Una tavola rotonda nell’ambito della mostra «Giovanni Paolo Maggini: secoli di dettagli», a Palazzo Martinengo fino all’8 luglio

Nuove consapevolezze e conferme ad importanti ipotesi sono emerse durante la tavola rotonda dedicata alla mostra «Giovanni Paolo Maggini: secoli di dettagli», visitabile a Palazzo Martinengo fino all’8 luglio.

Il moderatore Carlo Chiesa ha introdotto i presenti nel mondo della liuteria bresciana che, nata intorno al 1560, si è sviluppata fino al 1630, anno della morte di Giovanni Paolo Maggini cui la mostra è dedicata.

Studi sulla liuteria bresciana ne sono stati compiuti in più riprese nell’ultimo secolo, molti magari volti ad individuare chi fosse il vero inventore del violino, che nel 1890 lo studioso Angelo Berenzi – come ricorda Ugo Ravasio – indicò nella persona di Gasparo Bertolotti da Salò. Una storia, questa, alla quale non sarà mai possibile porre la parola fine, poiché oggi come oggi tutti i paesi europei che possono annoverare una tradizione liutaria individuano in un proprio compatriota il vero inventore del violino. Resta tuttavia il fatto che nell’epoca in cui Cremona vedeva nascere la propria scuola liutaria con la famiglia Amati, a Brescia studiava e si affermava Gasparo da Salò, raggiungendo in breve tempo notorietà e conquistando un mercato notevole.

Dallo studio sulla vita musicale bresciana coeva al celebre liutaio, compiuto da Marco Bizzarini e Ugo Orlandi, sono state raccolte informazioni utili per capire quali fossero le esigenze in materia di compravendita di strumenti musicali all’epoca. Innanzi tutto si è scoperto che Gasparo da Salò era anche un musicista ricercato e che Brescia, inoltre, contava famiglie di eccellenti costruttori di strumenti, come la famiglia Virchi, di cui Gasparo fu allievo. Allo stesso modo si sono trovati documenti che citano l’attività di eclettici e validi musicisti, come la famiglia Tola che, vissuta intorno alla metà del Cinquecento, fu la prima a chiedere all’autorità cittadina il permesso di istituire una compagnia di musici i quali, tra l’altro, si proponevano di suonare tutti i tipi di strumenti in voga all’epoca. Per non dimenticarci poi degli Antegnati, costruttori d’organo, i cui splendidi strumenti campeggiano tutt’ora nelle principali chiese lombarde.

Un quadro storico dunque assai vitale, quello che riguarda la vita musicale cittadina a cavallo fra Cinque e Seicento, che ha di conseguenza reso indispensabile e fiorente l’arte liutaria così come la costruzione di strumenti in generale.

Questa attività, come ha ricordato Carlo Chiesa nel suo intervento, si è sviluppata ed ha raggiunto il suo apice con Gasparo da Salò prima e Giovanni Paolo Maggini poi, ma fu interrotta drasticamente dalla terribile epidemia di peste citata dal Manzoni nei «Promessi Sposi».

Dal 1630, come ricorda Ugo Ravasio, la storia liutaria bresciana subisce una battuta d’arresto, anche determinata dal fatto che Maggini non aveva allievi e soprattutto che nessuno dei suoi figli seguì le orme del padre, poiché erano ancora troppo piccoli quando la peste li lasciò orfani.

Si contano, dopo il 1630, documenti che attestano la presenza di liutai delle cui opere non è rimasta traccia, così come di costruttori di strumenti a pizzico, ma bisogna attendere l’arrivo della famiglia Rogeri per vedere rinascere una solida bottega liutaria in Brescia. E gli studi recenti hanno permesso di recuperare documenti che attestano il periodo in cui questa famiglia di liutai si stabilì a Brescia. Originari di Bologna, i Rogeri approdarono nella nostra città dopo una sosta a Cremona, dove fecero esperienza della nuova scuola liutaria che entrò così anche nella tradizione bresciana.

Nadia Spagna

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