Quintetto Maggini, concerto doppio

da: Giornale di Brescia, 9 luglio 2007, p. 16

STRAORDINARIO AFFLUSSO DI PUBBLICO A PALAZZO MARTINENGO

Articolo dal Giornale di BresciaÈ senz’altro inconsueto che il «bis» dopo un concerto si trasformi, secondo il significato originario del termine, in una ripetizione integrale del concerto stesso. Ma proprio questo è successo, ieri mattina, per l’appuntamento di chiusura della rassegna musicale «Brescia, città della viola» nell’ambito della mostra internazionale di liuteria su Giovanni Paolo Maggini a Palazzo Martinengo.

Poiché l’affluenza del pubblico era doppia rispetto alla capienza della sala, i musicisti del Quintetto Maggini (Raffaello Negri e Caterina Demetz ai violini, Francesco Lattuada ed Emanuele Beschi alle viole, Marco Perini al violoncello) hanno deciso di replicare il programma a beneficio di coloro che, altrimenti, sarebbero rimasti esclusi per l’esaurimento dei posti disponibili.

La principale particolarità del concerto consisteva nel fatto che tutti e cinque gli strumenti impiegati provenivano dalla mostra. In tal modo Raffaello Negri aveva in mano un violino di Gasparo da Salò, Emanuele Beschi una viola di Pellegrino De Micheli e gli altri tre musicisti altrettanti strumenti di Giovanni Paolo Maggini. Queste cinque meraviglie, costruite nella nostra città fra i secoli XVI e XVII, appartengono oggi alla Fondazione Chi-Mei di Taiwan, dove faranno presto ritorno, essendo ormai conclusa, dopo un mese d’apertura, l’importante mostra bresciana di liuteria.

Il Quintetto Maggini ha proposto due capolavori della musica da camera di Mozart: il Quintetto in sol minore Kv 516 e quello in do minore Kv 406. Una scelta che non poteva essere migliore per mettere alla prova le qualità dei cinque strumenti d’origine antica, messi comunque in condizione di eseguire il repertorio moderno. Doppiamente bravi i musicisti del Quintetto, innanzi tutto perché hanno preso rapidamente confidenza con i preziosi strumenti e poi perché hanno offerto un’esecuzione vigorosa, ricca di contrasti dinamici, lontana da quella visione puramente apollinea e troppo compassata che ormai ha fatto il suo tempo.

Il bilancio della mostra «Giovanni Paolo Maggini, secoli di dettagli» promossa da «Nuove Settimane Barocche» e dalla Provincia è senz’altro positivo, avendo contribuito a rilanciare in modo significativo, nei cultori di tutto il mondo, l’immagine dell’antica liuteria bresciana. La mostra ha anche offerto un’occasione di studio praticamente unica. Si attende ora la pubblicazione del catalogo scientifico che presenterà i risultati di queste approfondite ricerche.

(m. biz.)